mercoledì 16 dicembre 2015

LA LEGGENDA DEI SEMPREVERDI


Si avvicinava l'inverno e faceva molto freddo.
Un uccellino, che aveva un'ala spezzata, non sapeva dove trovare rifugio.
<<forse gli alberi di quella foresta mi ripareranno durante l'inverno con le loro foglie>> pensò il poverino.
E a piccoli salti e brevi voli si portò faticosamente fino all'inizio del bosco.
Il primo albero che incontrò fu una betulla dal manto d'argento.
<<graziosa betulla>>, implorò l'uccellino <<vuoi lasciarmi vivere tra le tue fronde fino alla buona stagione?>>.
<<ne ho abbastanza di custodire le mie foglie. Vattene da un'altra parte!>> rispose la betulla.
L'uccellino saltò fino a un maestoso castagno.
<<grande castagno,>> invocò <<permetti che io resti al riparo del tuo fogliame finché il tempo è cattivo?>>. <<se ti lasciassi tra le mie fronde, tu beccheresti tutte le mie castagne. Vattene via di qua!>> esclamò il castagno.
L'uccellino volò come meglio poté con la sua ala ferita, finché arrivò presso un bianco salice.
<<bel salice, mi ricevi sui tuoi rami durante la cattiva stagione?>>
<< No davvero! Io non alloggio mai degli sconosciuti!>>
Il povero piccolo non sapeva più a chi rivolgersi.
Lo vide allora un abete e gli chiese:
 <<dove vai, uccellino?>>
<<non lo so>>, rispose <<gli alberi non vogliono darmi rifugio e io non posso volare lontano con quest'ala spezzata>>.
<<vieni qui da me, poverino!>> lo invitò il grande abete.
Una notte il Vento del Nord venne a giocare nella foresta. Sferzò le foglie col suo gelido soffio e ogni foglia toccata cadde a terra mulinando.
<<posso divertirmi con tutti gli alberi?>> domandò a suo padre, il re dei venti.
 <<no>>, rispose il re. << Quelli che sono stati buoni con i piccoli uccelli possono conservare le loro foglie.>>
Così il Vento del Nord dovette lasciare tranquillo l'abete, che conservò le sue foglie tutto l'inverno.
E da allora è sempre avvenuto così.

giovedì 10 dicembre 2015

VENITE FEDELI


Venite fedeli



Venite, fedeli, l’angelo ci invita,
venite, venite a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.

Venite, adoriamo; venite, adoriamo;
venite, adoriamo il Signore Gesù!


La luce del mondo brilla in una grotta:
la fede ci guida a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.

La notte risplende, tutto il mondo attende:
seguiamo i pastori a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.

«Sia gloria nei cieli, pace sulla terra»,
un angelo annuncia a Betlemme.
Nasce per noi Cristo Salvatore.





lunedì 16 novembre 2015

CHE o CUI?

1- Ho visto uno spettacolo .... non mi è piaciuto affatto.
2- L'amico ... ho prestato i libri si chiama Marco.
3- I ragazzi ...usciamo sono italiani.
4- Questa è l'occasione ... aspettavo da tempo.
5- Ho incontrato il ragazzo ...hai venduto la macchina.
6- La città ...vengo si trova in Germania.
7- L'azienda ...lavoro non è lontano da casa tua.
8- Non sono molte le persone posso ... contare veramente.
9- Luca, ... figlia è mia amica, fa l'operaio.
10- Verrà il giorno ... voi due smetterete di litigare?

venerdì 13 novembre 2015

L'ESTATE DI S.MARTINO


L'estate di san Martino è il nome con cui viene indicato un periodo autunnale in cui, dopo le prime gelate, si verificano condizioni climatiche di bel tempo e relativo tepore.

Durante l'estate di San Martino venivano rinnovati i contratti agricoli annuali; da qui deriva il detto "fare San Martino", cioè traslocare.
Tradizionalmente durante questi giorni si aprono le botti per il primo assaggio del vino nuovo, che solitamente viene abbinato alle prime castagne. Questa tradizione è celebrata anche in una famosa poesia di Giosuè Carducci intitolata appunto San Martino:
« La nebbia a gl'irti colli Piovigginando sale, E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo Dal ribollir de' tini Va l'aspro odor de i vini L'anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi Lo spiedo scoppiettando: Sta il cacciator fischiando Su l'uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi Stormi d'uccelli neri, Com'esuli pensieri, Nel vespero migrar. »
(San Martino; Giosuè Carducci)

mercoledì 7 ottobre 2015

ESSERE, AVERE, CHIAMARSI

   1-    Noi .............................. tedeschi. (essere)
2-    Paolo .............................. una casa grande. (avere)
3-    Lei .............................. Laura. (chiamarsi)
4-    Quanti anni .....................? Io .................. 25 anni. (avere)
5-    La stazione ....................... vicino al mare. (essere)
6-    Loro.............................. in Italia per studiare la lingua italiana. (essere)
7-    Come ..............................? .............................. Franco. (chiamarsi)
8-    Mauro ..................................... di Roma. (essere)
9-    Marta ....................... due cani. (avere)
10- Tu ........................ caldo? No, ........................ freddo. (avere)
11- Tu ........................ stanco? (essere)
12- Io................ italiana. E voi? ................ stranieri ? (essere)
13- Come .............................? ............................. Antonio e Luca. (chiamarsi)
14- Oggi (noi) ............. molto sonno! (avere)
    15- Gli Italiani ................................ simpatici. (essere)

venerdì 18 settembre 2015

L'ESTATE STA FINENDO...

L'estate sta finendo

Righeira
(1985)
L'estate sta finendo
e un anno se ne va
sto diventando grande
lo sai che non mi va.
In spiaggia di ombrelloni
non ce ne sono più
è il solito rituale
ma ora manchi tu.
Languidi brividi
come il ghiaccio bruciano
quando sto con te.
Baciami
siamo due satelliti
in orbita sul mar.
È tempo che i gabbiani
arrivino in città
L'estate sta finendo
lo sai che non mi va.
Io sono ancora solo
non è una novità
Tu hai già chi ti consola
a me chi penserà.
Languidi brividi…
L'estate sta finendo
e un anno se ne va
sto diventando grande
lo sai che non mi va.
Una fotografia
è tutto quel che ho
ma stanne pur sicura
io non ti scorderò.
L'estate sta finendo
e un anno se ne va
sto diventando grande
anche se non mi va.
L'estate sta finendo
l'estate sta finendo
l'estate sta finendo oh oh oh oh
l'estate sta finendo . . . . . . .

mercoledì 2 settembre 2015

Oliver Astrologo: OMAGGIO A ROMA



Quello di Oliver Astrologo è un meraviglioso video-omaggio alla Capitale. Il fotografo e videomaker romano con esperienze nel campo pubblicitario mostra tutto l’incanto di Roma, le sue architetture, la sua unicità. Statue, strade, piazze, chiese, monumenti, fontane, abitanti, artisti di strada: un ritratto che racconta una delle città più belle del mondo anche attraverso voci e rumori. “Mesi fa mi sono reso conto che di Roma, una delle città più belle del mondo, non esistono video che le rendano giustizia - racconta l’autore - cercando sulla rete ho trovato tanti video spesso noiosi o poco accattivanti, anche i video istituzionali non mi convincevano. Ho deciso quindi di dedicarle un video e nei mesi passati ho girato in lungo e largo l'intera città e ho raccolto materiale. Da romano sono consapevole dei problemi di questa città ma esiste un lato ‘eterno’ che è unico e meraviglioso che andava assolutamente valorizzato" - continua Astrologo - "Credo che visti i recenti avvenimenti, Roma avesse bisogno di qualcosa del genere. Questo progetto è stato realizzato con zero budget con l'aiuto di amici e colleghi, vorrei che le istituzioni prendessero spunto da questo caso per cominciare a incentivare i creativi locali per realizzare prodotti come questo”.

giovedì 27 agosto 2015

Gli elettrodomestici

Scegli il nome giusto:

Frigorifero
Macchina da cucire
Forno
Lavastoviglie
Aspirapolvere
Forno microonde
Frullatore
Ferro da stiro
Aria condizionata
Tostapane
Asciugatrice
Lavatrice

lunedì 10 agosto 2015

"Amici miei" compie 40 anni



Si ritrovavano in piazza Beccaria, davanti al cinema Metropolitan, poi andavano al bar Necchi e in piazza Santa Croce, in giro per Firenze. Erano le avventure di un gruppo di inseparabili amici fiorentini che affrontavano i loro disagi con scherzi a danno di malcapitati, protagonisti del film Amici miei di Mario Monicelli, uscito al cinema il 10 agosto del 1975, quarant'anni fa. Ugo Tognazzi ovvero il conte Mascetti, Philippe Noiret nel ruolo del giornalista Giorgio Perozzi, Duilio del Prete in quello di Guido Necchi, Adolfo Celi che interpretava Alfeo Sassaroli, Gastone Moschin, ovvero Rambaldo Melandri: battute, gag, zingarate e tormentoni che hanno resistito al passare del tempo diventando cult.

sabato 1 agosto 2015

IL PALAZZO DI GELATO- Gianni Rodari


Una volta, a Bologna, fecero un palazzo di gelato proprio sulla Piazza Maggiore, e i bambini venivano di lontano a dargli una leccatina.
Il tetto era di panna montata, il fumo
dei comignoli di zucchero filato, i comignoli di frutta candita.
Tutto il resto era di gelato: le porte di gelato, i muri di gelato, i mobili di gelato.
Un bambino piccolissimo si era attaccato a un tavolo e gli leccò le zampe una per una, fin che il tavolo gli crollò addosso con tutti i piatti, e i piatti erano di gelato al cioccolato, il più buono.
Una guardia del Comune, a un certo punto, si accorse che una finestra si scioglieva.
I vetri erano di gelato alla fragola, e si squagliavano in rivoletti
Presto - gridò la guardia - più presto ancora! - e giù tutti a leccare rosa, più presto, per non lasciare andare perduta una sola goccia di quel capolavoro.
Una poltrona! - implorava una vecchiettina, che non riusciva a farsi largo tra la folla - una poltrona per
una povera vecchia.
Chi me la porta?
Coi braccioli, se è possibile.
Un generoso pompiere corse a prenderle una poltrona di gelato alla crema e pistacchio, e la povera vecchietta, tutta beata, cominciò a leccarla proprio dai braccioli.
Fu un gran giorno, quello, e per ordine dei dottori nessuno ebbe il mal di pancia.
Ancora adesso, quando i bambini chiedono un altro gelato, i genitori sospirano:
Eh già, per te ce ne vorrebbe un palazzo intero, come quello di Bologna.


mercoledì 29 luglio 2015

ESTATE dei Negroamaro


In bilico
tra santi e falsi dei
sorretto da un'insensata voglia di equilibrio
e resto qui
sul filo di un rasoio
ad asciugar parole
che oggi ho steso e mai dirò

non senti che
tremo mentre canto
nascondo questa stupida allegria
quando mi guardi

non senti che
tremo mentre canto
è il segno di un'estate che
vorrei potesse non finire mai

in bilico
tra tutti i miei vorrei
non sento più quell'insensata voglia di equilibrio
che mi lascia qui
sul filo di un rasoio
a disegnar capriole
che a mezz'aria mai farò

non senti che
tremo mentre canto
nascondo questa stupida allegria
quando mi guardi e

non senti che
tremo mentre canto
è il segno di un'estate che
vorrei potesse non finire mai

in bilico
tra santi che
non pagano
e tanto il tempo passa e passerai
come sai tu in bilico e intanto
il tempo passa e tu non passi mai

nascondo questa stupida allegria
quando mi guardi e

non senti che
tremo mentre canto
è il segno di un'estate che
vorrei potesse non finir vorrei potesse non finir vorrei potesse non finire mai!
Finire mai
Finire mai

domenica 5 luglio 2015

Nessuno è innocente 
nella tragedia greca.


Nelle tragedie dell’antica Grecia l’eroe era al tempo stesso colpevole e innocente. Si pensi ad Edipo, che uccide il padre e sposa la madre. Ha commesso due orribili crimini e in quanto tale è colpevole. Ma ha agito inconsapevolmente. Non è forse anche innocente?

Nella stessa situazione si trova oggi il popolo greco, di fronte alla tragedia economica. Da un lato è colpevole. Colpevole di aver vissuto per anni al di sopra delle proprie possibilità, per di più mentendo al mondo intero sulla reale situazione delle proprie finanze. Una volta ricalcolato correttamente il deficit di bilancio del governo greco nel 2009 era 16% del Prodotto interno lordo.
Il popolo greco è anche colpevole di aver speso una fortuna nelle Olimpiadi del 2004 e in spese improduttive e inutili.
Infine il popolo greco è colpevole di aver votato per anni due partiti, uno più corrotto dell’altro.


Come nelle tragedie greche, la situazione non è così semplice e facile. Il popolo greco, al pari di Edipo, era per lo più inconsapevole. Inconsapevole dei falsi in bilancio dei propri governi, almeno quanto lo erano i funzionari dell’Unione Europea.
Inconsapevole dell’insostenibilità della propria situazione economica, almeno quanto le banche francesi e tedesche che hanno prestato, senza troppa attenzione, i soldi che hanno permesso ai greci di continuare a spendere. Inconsapevole che l’aiuto offerto dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale era innanzitutto un aiuto alle banche tedesche e francesi.

Nelle tragedie di Euripide, l’ultimo degli autori classici, venne introdotto il “deus ex machina”, ovvero un personaggio divino calato sulla scena mediante una macchina teatrale per risolvere la situazione quando l’azione era tale che i personaggi non avevano più vie d’uscita. Anche l’odierna tragedia greca ha un disperato bisogno di un deus ex machina. Senza di esso, un’uscita della Grecia dall’euro sembra inevitabile, anche contro la volontà del popolo greco, che a stragrande maggioranza vuole rimanere nella moneta comune. Senza un deus ex machina a rimetterci saremo anche noi spettatori.


Luigi Zingales, Espresso


LETTURA LIVELLO B1-B2

mercoledì 27 maggio 2015

Imperativo "TU" e "LEI"


Trasforma le frasi nell’imperativo della forma di cortesia 
  1. es. Lasciami in pace! Mi lasci in pace.
  2. Telefonagli appena possibile. ___________________________________________
  3. Non rispondermi subito! ___________________________________________
  4. Pensaci con calma!
    ___________________________________________
  5. Dimmi tutta la verità!
    ___________________________________________
  6. Facci questo piacere!
    ___________________________________________
  7. Non smettere di sperare! ___________________________________________
  8. Accomodati!
    ___________________________________________
  9. Da’ a loro quel documento! ___________________________________________

giovedì 23 aprile 2015

Bella ciao!





Una mattina mi son svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato,
e ho trovato l'invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
(E se io muoio sulla montagna)
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
(E se io muoio sulla montagna)
tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna,
(E tu mi devi seppellire)
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna,
(E tu mi devi seppellire)
sotto l'ombra di un bel fior.

Tutte le genti che passeranno,
(E tutti quelli che passeranno)
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Tutte le genti che passeranno,
(E tutti quelli che passeranno)
Mi diranno «Che bel fior!»
(E poi diranno «Che bel fior!»)

«È questo il fiore del partigiano»,
(E questo è il fiore del partigiano)
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano,
(E questo è il fiore del partigiano)
morto per la libertà!»

giovedì 2 aprile 2015

Giovedì santo: la lavanda dei piedi

La "Lavanda dei piedi" di Giotto (Cappella degli Scrovegni, Padova)


Con il Giovedì Santo si conclude la Quaresima, iniziata con il Mercoledì delle Ceneri, e finisce anche il periodo di digiuno (Fasten) . Con la messa “in Coena Domini” inizia il Triduo pasquale,  i tre giorni nei quali si commemora la Passione, Morte e Risurrezione di Gesù. Secondo tradizione, in molte chiese italiane il giovedì santo, durante la messa, il prete lava i piedi a 12 uomini, che rappresentano i dodici Apostoli.

lunedì 5 gennaio 2015

Buona Befana!

 

La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
col vestito alla romana:
Viva viva la Befana!"

 

LA STORIA...

Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscivano a trovare la strada, e chiedono informazioni ad una vecchia. La vecchia spiega loro la strada ma si rifiuta di accompagnarli. In seguito però si pente di non essere andata con loro, prepara allora un cesto di dolci, ed esce di casa per cercarli.Così si ferma ad ogni casa che trova lungo il cammino, e regala dolciumi ai bambini che incontra, nella speranza di trovare il piccolo Gesù.
Da allora gira per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.